
Quando il tuo respiro si fonde con il mio, le mura di questa stanza non sono più barriere, ma varchi verso la vastità. Crolla ogni difesa di nostalgia, svanisce ogni confine: restiamo noi, in una danza silenziosa tra le pieghe dei ricordi, con radici che affondano nel terreno del nostro silenzio.
Quel velo intessuto di vecchie lacrime che per troppo tempo ha chiuso fuori il mondo, si dissolve ora come nebbia al primo raggio di sole. Sopra di noi non resta che l’immensità nuda del nostro esistere: un manto di stelle che osserva, in un silenzio reverenziale, il nostro dolce naufragare.
Restiamo qui, naufraghi in un oceano di quiete, abbandonati l’uno all’abbraccio dell’altra. Fuori, il rumore del mondo smette semplicemente di esistere. Il tempo si ferma, il caos ammutolisce; nulla sopravvive alla furia di questo istante, se non noi.
E in questo vuoto perfetto, il lamento di un singolo sospiro muta nel tuono solenne di un’emozione che non conosce argini. È un canto sacro, una vibrazione che lacera l’aria, una preghiera che sale, immensa, per avvolgerci in un unico destino.
Siamo noi, i perduti che si sono ritrovati, due anime che fluttuano nell’azzurro più profondo. Lì, dove il cielo smette di essere un limite e diventa, finalmente, la nostra sola, infinita dimora. (N.C.)
Image Credits: Pascal Campion Art
. . . buona vita a tutti!
Cecchi è responsabile di quello che scrive, non di quello che capisci!
