LE ALI DI UNA ROSA BIANCA

Ti ho vista seduta in una panchina con una rosa bianca in mano, per un istante hai socchiuso gli occhi mettendo le ali ai tuoi pensieri, iniziando a volteggiare nell’epicentro del tuo vivere, mentre lì fuori il prossimo ti giudicava senza conoscere il tuo cammino e le tue cadute . . . eppure emettevano sentenze. Non ho notato in te lacrime di compassione o smorfie di dolore ma ti sei lasciata attraversare da un senso di conforto perché nei luoghi e i tempi in cui hai perso le ali loro non c’erano! Hai accennato un sorriso che rivelava la forza nel sapersi rialzare, rimanendo con i piedi fermi a terra, per una manciata di secondi ti sei soffermata con lo sguardo sul silenzio delle tue cicatrici e con l’anima tra le mani hai ripreso il tuo percorso, raccogliendo i brandelli delle ali, i lembi di sogni mai realizzati e le schegge di un cuore mai amato. Pacatamente il tuo sguardo si è abbandonato verso l’infinito di un cielo senza stelle, fiero e appagato di aver saputo oltrepassare i confini dei sensi di colpa, oltre gli orizzonti della malinconia, perché ora sai volare e, dove alzano muri di ipocrisia attorno a te, tu chiudi gli occhi e spicchi il volo al di là dell’orgoglio e dell’odio che fa rimanere solamente polvere tra le pieghe dell’anima di chi non sa amare! Poi è calato il silenzio surreale attorno alla panchina vissuta dal tempo che fu, adagiata su di lei faceva capolino la rosa bianca che avevi tra le mani e, avvicinandomi ho percepito il suo profumo che raccontava la tua storia e di come sai ancora planare sotto ad ogni cielo . . .  in fondo in fondo è questo il senso del nostro vagabondare tra cuori senza ali! (N.C.)

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. . . buona vita a tutti!

Credits: Libero Blog

DISCLAIMER

Cecchi è responsabile di quello che scrive, non di quello che capisci! (N.C.).

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