MIRADA

Quando cala il buio nella sua anima, lo sguardo volge alle sue scarpette da ballo di color rame come le sfumature dei suoi capelli, che nel calzarle riflettono tutte le emozioni custodite parsimoniosamente in lei. Con grazia leggiadra le sfiora con le sue dita doloranti, socchiude lentamente gli occhi e per una manciata di vita rimembra nel suo passato quando osservava, con le mani sudate dall’eccitazione, le figure che scivolavano armoniosamente  nelle “milonghe” dei tempi che fu, ed era tutto quello che gli era permesso di fare in quel periodo appannato della sua adolescenza. Ma lei non ha avuto mai fretta, perché è convinta che il tempo matura la fatica, l’impegno e i frutti prima poi vengono raccolti. E anche se non fosse così è estremamente persuasa che sarà la sua medicina. Mentre il dolore si fa strada nel suo corpo, giorno dopo giorno si convince che è giunto il momento di mantenere la promessa che aveva giurato a sé stessa, in quelle sere dove stringeva il cuscino fra le sue braccia inumidito dalle lacrime calde come i suoi desideri, liberando tra le stelle quel sogno che celava gelosamente . . . “io ce la farò!” . . . Passò del tempo, dell’altro tempo, che prepara un destino ad un futuro forse diverso, ma ora quando le luci soffuse danno profondità alla sala da ballo e le note della musica l’avvolgono invitandola a sfoderare la sua determinazione fra il coraggio e l’intraprendenza di sostenere una “mirada” fino all’ultima figura, intuisce che la paura si supera con l’azione e allora il cuore batte leggero, l’apprensione si scioglie figura dopo figura nell’eseguire i movimenti, nel sincronizzare la postura, mentre l’emozione galleggia nella pancia e le guance divampano accendendo la sua vera passione. Lei intende tener testa a quel linguaggio, ricavando la forza per farlo dal tremore interiore che avverte dentro al suo corpo mai domo, riuscendo a farsi trasportare dalla musica e in quegli attimi non ha bisogno di capire dove e con chi sta volteggiando ma solo che il suo “male” è alle porte di un sole che confina con le mani intrecciate dall’abbraccio di un tango a far muovere gambe e braccia, mentre il dolore emigra dal suo corpo scivolando ai lati della sala dando un senso logico alle sue emozioni, che in quegli istanti piroettano nell’inebriare la mente a seguire l’istante di un benessere inappagabile, per il tempo di un tango o per l’intera vita e, se il suo fisico soffre, la sua forza interiore lo sostiene e lo aiuta alla prima “salida” nel vedere una vita mai spesa per qualcosa che forse potrebbe valere.

Grazie Carolyn Smith Dance Academy

 

 

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. . . buona vita a tutti!

Credits: Nicola Cecchinato “Cecchi.Blog”

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Cecchi è responsabile di quello che scrive, non di quello che capisci! (N.C.).

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