MITICO APPIANI

Quando mi trovo a transitare per la zona del Prato della Valle, non c’è una volta che il mio sguardo e pensiero non si rivolgono verso via Carducci, avverto ancora il profumo dell’erba bagnata prima della partita mentre il fruscio delle bandiere biancorosse e i cori echeggiavano nel mitico Silvio Appiani! In quei momenti il mio cuore sprigiona emozioni e ricordi indelebili che porto e porterò per sempre in me. Il calcio biancoscudato e soprattutto il tifo per la squadra della mia città è una passione che mi accompagna fin dall’adolescenza! La dimora dello Stadio Appiani, a mio avviso è e, rimarrà il tempio del calcio cittadino! Vuoi per la location, situata nell’ombelico della città, mentre sullo sfondo padroneggia il “Santo”. Vuoi per la struttura dai lineamenti spartani,  con quel suo fascino unico, un po’ all’inglese, insomma irriproducibile.

Prende vita il 2 agosto del 1921 per volere del consiglio comunale della Città di Padova, venne inaugurato tre anni dopo, precisamente il 19 ottobre 1924: Padova vs Andrea Doria 6-1,  fino al fatidico 24 maggio 1994: Padova vs Palermo 0-0. Erano passati 73 anni dall’inaugurazione del Silvio Appiani e il Padova sarebbe stato promosso in Serie A al termine della stagione, dopo uno spareggio al cardiopalma con il Cesena nel big-day del 15 giugno 1994 a Cremona vinto per 2 a 1! Mauro Sandreani & Gino Stacchini vs Bruno Bolchi! Alla rete di Dario Hubner per i cesenati al 7°, risposero per i leoni biancoscudati Andrea Cuicchi al 18° e Maurizio Coppola al 69° . . . e al triplice fischio finale della “giacchetta nera” Piero Ceccarini della sezione di Livorno allo stadio Giovanni Zini scoppio l’apoteosi tra i 10.000 tifosi padovani. Mi ricordo come fosse ieri che i biglietti vennero polverizzati in 3 giorni, dalla città del Santo si sarebbero mossi tre treni speciali e una trentina di pullman, più un numero imprecisato di macchine sature di colori biancorossi, e la parola d’ordine era una sola: “invasione totale”! Mi viene ancora la pelle d’oca! Che ricordi raga!

All’Appiani sono traghettate generazioni e generazioni di padovani che hanno trepidato e inondato passione per decenni. Il numero massimo di presenze fu raggiunto nel 1983 in occasione della gara di Coppa Italia Padova-Milan, per un totale di 25.346 spettatori. L’Appiani era un’arena sempre colma di gente, eravamo tutti gomito a gomito, uniti da un solo nome, un solo grido: FORSA PADOVA!

Erano i primi anni ’80 e con il mio “ciao” (motorino) con a seguito gli amici di sempre, sfrecciavamo per le vie del centro sui sampietrini (blocchetti di leucitite) fino ai piedi del tempio del calcio padovano. Tutti con un solo obiettivo, rimanere senza un filo di voce coll’intento di sostenere i nostri beniamini, i loro nomi sono rimasti impressi a caratteri cubitali nella mia memoria . . . Cerilli, Da Re, Fanesi, il portiere Maiani, Boito, Coppola, Restelli etc. etc. Per poi passare per i “cappelloni”  con i baffi: Fellet, Giansanti, Perego . . . eh la moda degli anni ’80! Tuttora quando ci ritroviamo seduti attorno ad un tavolo tra amici, intoniamo spalleggiati da qualche bicchiere di birra gli indimenticabili annunci pubblicitari, che rimbombavamo prima e all’intervallo della partita, sempre gli stessi stagione dopo stagione: “Caffè bianco o caffè nero? Il Caffè che vale un Perù”,  “Trenfor, casa della poltrona a Roncaglia di Ponte S. Nicolò”. Chi invece si alza in piedi ed inizia ad imitare l’omino che vendeva le fave salate, caramelle, pop-corn, gomme da masticare agli ingressi e tra gli spalti, strillando in modo perpetuo per tutti i 90 minuti (intervallo compreso), con l’inconfondibile tiritera: “Caramelle all’anice, alla liquirizia (le Pip), doppia menta, per tutta la partita . . . soeo per na carta da mie (£ 1.000)”.  Giorno dopo giorno la curva divenne la mia seconda casa e perché no, famiglia, un vero luogo di aggregazione giovanile, di divertimento puro. Tutti orgogliosi e fieri padovani, dietro al mitico striscione degli Hell’s Angels Ghetto, nella curva nord, ad incitare giocatori come Albertini, Galderisi, Pippo Maniero, Di Livio, Benarrivo, un giovanissimo Alessandro Del Piero e altri gloriosi leoni. Che ricordi ragazzi! Eravamo a due metri dal campo, ad un palmo dalle maglie biancoscudate, la gente urlava arrivando a lambire i timpani dei giocatori in campo, strigliandoli, caricandoli come molle di orologeria con lo scopo di trasmettere tutta la nostra verace passione che doveva incombere sui giocatori in campo, il tutto diventava una vera fossa che incuteva pressioni non indifferenti negli avversari a tal punto che la curva venne soprannominata la Fossa dei Leoni! Un indelebile concentrato di emozioni. Appiani . . . fino all’ultimo respiro!

E adesso tutti in coro! . . . Tutto lo stadio! . . . Canta con noi!

Ma quando torno a Padova Me sento a casa mia No go mainconia E tutto me va ben Camino sotto i porteghi De qua e de ‘à me incanto E cupoe del Santo Fa ciaro a sta sità Ritrovo tutti i popoi Davanti a ‘sta basiica Chi che ga visto Padova No poe scordarla più (Umberto Marcato)

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. . . buona vita a tutti!

Credits: Calcio Padova Store

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Cecchi è responsabile di quello che scrive, non di quello che capisci! (N.C.).

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