L’IMPRONTA DEL VOLERSI BENE

Assistito solo dalla fioca luce della scrivania, mi imbatto nel mio sciupato ma sempre presente e predisposto a risolvere moralmente i miei eterni perché . . . il dizionario “Garzanti”! Inumidisco il polpastrello per facilitarmi la consultazione e rendere la sfogliatura più compiacente al tatto, fino a quando i miei occhi stanchi ma affamati di sapere, scrutano e si appropriano della parola . . . “voler bene” . . . nel suo significato più radicato leggo: “avere buoni sentimenti verso qualcuno, amarlo, un sentimento amoroso, affettuoso, il valore di cui ogni cosa buona costituisce una realizzazione, starle vicino in qualsiasi contesto”. Sinceramente non lo nego, ho sempre pesato con molta circospezione certe parole o frasi fin dall’adolescenza, specialmente quelle che potevano penetrare e soggiornare in alcuni organi vitali del mio corpo sotto la voce: sentimenti . . . il cuore ad esempio! Ma poi, frequentando e conoscendo a fondo le persone capii il vero significato e il valore profondo della frase “volersi bene” e, nelle persone con la P maiuscola trovai eloquenti risposte. “Volersi bene”, in se racchiude la linfa di un qualsiasi rapporto, quella che fa da ponte per unire due anime anche se distanti tra loro, quella che fa da parafulmine nei momenti dei black-out della vita, quella che ti nutre dall’anoressia degli affetti, quella che amplifica i battiti del cuore donandogli sinfonia di esistenza! Ma non voglio pensare minimamente che il “volersi bene” vesta altre stoffe comportamentali! A tal proposito collochi dei vincoli all’età, che si faccia incatenare dalla paura, che non trovi il coraggio di scrivere, di parlare o di sfoderare la sua arma migliore . . . un abbraccio (spontaneo) e, in questi contesti svanisca il desiderio di confidarsi di aprirsi, per paura di disturbare, o di creare muri invisibili di incomprensione o peggio ancora compassione! Personalmente avverto che l’essenza del  “volersi bene” ci rende unici, ci soddisfa, ci illumina, ci nutre in profondità. Non esiste più un posto preferito, ma vanno tutti bene purché si sia lì assieme, anzi il posto prediletto ha un solo nome “infiniti noi”. Il desiderio di prossimità, di vicinanza, di contiguità, di dialogare senza remore, di camminare insieme, di ridere insieme, di pensare all’altro quando ci succede qualcosa di bello o di brutto, di pensare «Che cosa ne penserà?» di rispecchiarci negli occhi altrui e negli stessi occhi intravedere la propria vita, fino a non sapere più bene dove finisce e dove incomincia. Non voglio assolutamente pensare che il “volersi bene” abbia due volti, no non lo voglio pensare, perché allora è veramente ipocrita e falsa questa vita! Tutti abbiamo respirato le sensazioni del “volersi bene” e, non ci sono motivi, distanze, scusanti in loro che possono minimamente mascherare il suo valore aggiunto! E perché no? Se gli vogliamo veramente bene, non smettiamo mai di cercare chi ci sa strappare un sorriso e scaldare il cuore tra le impronte del nostro vivere. (N.C.)

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. . . buona vita a tutti!

Credits: da internet

DISCLAIMER

Cecchi è responsabile di quello che scrive, non di quello che capisci! (N.C.).

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